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    March 31

    Luca Era Gay

    Il padre assente, il primo innamoramento, l’Arcigay e il business delle crociere. Poi l’Aids, il buio, le mele buddiste e l’icona della Madonna. Ad agosto si è sposato. Con Teresa

    di Emanuele Boffi

    A tredici anni Luca si innamorò del suo compagno di banco. L’estate scorsa Luca si è sposato con Teresa, una bella ragazza, che quando dice qualcosa di importante ha il vezzo femminile di guardare all’insù. Luca è “quel” Luca, quello della canzone di Povia, quello del brano che il cantante dei bambini che fanno ooh porterà al prossimo festival di Sanremo. Il titolo è già di per sé assai significativo: “Luca era gay”. È bastato il verbo coniugato all’imperfetto per mandare su tutte le furie l’Arcigay che ha preventivamente – senza conoscere né il testo né le note della canzone – attaccato il cantautore, accusandolo di giocare con la vita altrui: «è un omofobo». In un comunicato l’associazione ha reso noto che «il Luca della canzone potrebbe essere quel Luca Di Tolve che dichiara di esser un ex gay guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale. Se Bonolis e il suo direttore musicale intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa e organizzata».
    Per ora, oltre alle numerose pagine di siti internet che denigrano Luca e la sua scelta, la “reazione” si è materializzata nella proclamazione di una manifestazione davanti a un centro parrocchiale in provincia di Brescia. «Sabato 24 gennaio – racconta Luca a Tempi – ci sarà un momento di preghiera all’interno di uno dei locali della parrocchia. è il primo incontro di una serie, cui partecipano solo persone che credono che la fede li possa aiutare a rifiorire da una situazione personale indesiderata. Ripeto: un momento di preghiera, cui aderiscono liberamente delle persone. Eppure ci tocca subire delle contestazioni. Ma di che tolleranza parla l’Arcigay se uno non può nemmeno essere libero di trovarsi con persone consenzienti a pregare?». Luca lo sa bene di essere diventato un simbolo, «un personaggio, mio malgrado. Ma io non cerco pubblicità. Quel che faccio, lo faccio perché ci credo. Ci rimetto dei soldi e del tempo, non ci guadagno nulla. A queste contestazioni sono abituato, ma mi rincresce per quei ragazzi che vogliono iniziare il percorso con noi. Arrivano spesso da vicende difficili e un’accoglienza del genere non può certo metterli a loro agio». Luca non conosceva Povia. «Ho scoperto anch’io il titolo della canzone dalle pagine dei giornali. Gli ho telefonato e mi ha detto che non sono io quel Luca, che lui vuole raccontare una storia e basta». Però nella comunità gay si sa che Luca è lui. Luca il tabù, Luca lo scandalo, Luca che si è sposato ad agosto con Teresa.

    Nomadismo sentimentale
    «I miei genitori si separarono quando ero piccolo, mio padre se ne andò di casa. Rimasi da solo con mia madre, in un ambiente tutto femminile. Giocavo con le bambole, avevo mutato il tono della voce, mi sentivo molto rassicurato quando stavo con le donne e spaventato, anche se attratto, dalle figure maschili. Avevo tredici anni e nessun padre che mi spingesse a entrare nel “gruppo dei maschi” da cui, invece, venivo respinto perché avevo interessi diversi, perché non ero dei “loro”, perché non giocavo a pallone come tutti. Questo mondo che pure mi attraeva, al tempo stesso mi spaventava, mi lasciava ai margini, solo. A quell’età questa mia infelicità e, al contempo, la necessità, come tutti, d’affetto, si manifestò in pulsioni omosessuali. Così mi innamorai del mio compagno di banco, un tipo assai diverso da me, assai mascolino e virile. Sbaglia chi crede che “gay si nasce”, non è vero quel che è stato propagandato da certi manifesti. La mia esperienza è comune a tutti gli omosessuali che ho conosciuto. T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere. Ecco perché gli omosessuali si travestono da poliziotti, da militari, da machi: perché è quello che vorrebbero inconsciamente diventare, ma non possono essere.
    L’attrazione per il mio compagno non era corrisposta. Io stavo male, ero infelice, nascondevo i miei pensieri, non ne avevo fatto parola con nessuno. Finché i miei genitori mi portarono in un consultorio. Lì fu loro detto che ero gay, di non preoccuparsi, anzi di lasciarmi esprimere secondo la mia tendenza. Ecco il primo passo: se invece fossero stati aiutati a comprendere che il mio disagio nasceva dalla mancanza di una figura maschile di riferimento oggi, forse, saremmo qui a raccontare un’altra storia. Invece, e questo accade ancor con più frequenza oggi, di fronte all’omosessualità si ragiona secondo una falsa categoria di libertà che non aiuta ad affrontare il problema, ma lo rimuove, lo elimina, lasciandolo, di fatto, irrisolto. Mio padre e mia madre, due cattolici per tradizione, non praticanti, non accettarono il giudizio dei medici ma erano disorientati, non sapevano bene che fare, come comportarsi. Io quel giorno, che ero rimasto fuori dalla porta, ma avevo sentito cosa veniva detto loro, iniziai a incuriosirmi. Omosessualità, e che cos’è? Erano gli anni di film come Il vizietto, La patata bollente, anni in cui iniziava a manifestarsi una certa cultura gay. Ne ero sollevato: non sono solo, ci sono altri come me. Me ne andai di casa a diciotto anni ed entrai in un mondo colorato, affascinante, ricco di persone estroverse, simpatiche e disinvolte. Iniziai a frequentare un ragazzo con qualche anno più di me, a girare per discoteche e festini. Divenni ballerino in una discoteca per omosessuali. Le prime volte era bellissimo: gente accogliente e divertente sempre dedita al godimento della vita, allegra. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: questi locali sono dei veri e propri labirinti di sesso, dove ai piani superiori o inferiori puoi soddisfare tutte le tue più recondite perversioni. Gli omosessuali vivono un frenetico nomadismo sentimentale, non esistono relazioni stabili e vere. è comprensibile: l’omosessuale, come chiunque altro, cerca altro da sé. Se nell’altro trova solo qualcosa a sé simile, il rapporto non può che essere effimero e compulsivo. Ma dopo la consumazione, quel che rimane è solo una grande sensazione di vuoto, di insoddisfazione, di tristezza. Mi fanno sorridere le rivendicazioni di coloro che chiedono il matrimonio omosessuale: non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay perché quel che cerchi non può resistere a lungo. Anche là dove è stato introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso, quanti effettivamente si sono sposati? E quante di queste relazioni sono durate? Pochissime, forse nessuna.

    Le casse dell’associazione
    I primi tempi ero molto contento di questa mia vita. Eppure, la sera, quando rincasavo, sentivo come un’ombra di tristezza. Mi sentivo solo, mi mancava qualcosa di vero. E quando guardavo negli occhi i miei compagni vedevo la stessa ombra. Però nessuno lo ammetteva, nessuno lo diceva. Riconoscerlo è uno strappo doloroso. Significa ammettere che il bene che professi è solo complicità, che la cultura che sostieni è basata solo sulla superficialità e il piacere. Non si può avere una relazione con qualcun altro, se non si sa chi si è.
    Il sesso è il motore di tutto. Anche dei soldi, ovvio. Negli anni Novanta andavo spesso a Miami: facevo il ballerino nelle discoteche più in, ma ero un po’ stanco di quella vita. Avevo studiato da accompagnatore turistico e pensai di far fruttare quelle mie conoscenze. Mi rivolsi all’Arcigay prospettando loro l’idea delle crociere per soli omosessuali. All’inizio la loro reazione mi stupì: mi dissero “ok, ma devi rimanere nell’ambito della politica di sinistra”. Politica? Sinceramente mi importava ben poco. Però avevo bisogno del logo dell’Arcigay per far funzionare gli affari. Alla fine capirono che il business fruttava bene e mi concessero il logo. Per anni ho versato quote consistenti dei miei guadagni all’associazione. E quando dico consistenti, intendo proprio “consistenti”. Ero anche diventato membro dell’Iglta (International gay & lesbian travel association) e frequentavo negli Stati Uniti i loro corsi di marketing. Vi si spiega che “più sesso regali, più fai soldi”. Per cui si consiglia di organizzare gli spazi con le docce in comune e di lasciare sempre degli ambienti con zone oscure in cui sia più facile appartarsi.
    La cosa funzionava. La mia Malu group (avevo sullo stemma un delfino e delle palme) andava alla grande. Ero un convinto sostenitore dell’associazione ed ero tra coloro che più si erano spesi – la vicenda mi portò una certa notorietà – per organizzare il Gay Pride di Napoli. Continuavo la mia vita dissipata tra i party della città, frequentavo persone importanti della Milano bene, avevo contatti nel mondo dell’alta moda. Eppure ero sempre più insoddisfatto. Se il sesso è tutto, quando finisce quello, finisce tutto.

    Gli amici morivano da soli
    Arrivarono gli anni Novanta e arrivò l’Aids. Vedevo gli amici morire, soprattutto vedevo quanto fossero fragili le relazioni fra noi. Quando uno si ammalava, il compagno fuggiva. Ne ha uccisi più la solitudine che il virus. Molti si rifugiarono nella droga, alcuni si suicidarono. Morì anche un mio amico, aveva solo ventisei anni. Mi feci controllare e risultai sieropositivo. Sono letteralmente impazzito. La malattia mi ha costretto a mollare tutto: l’appartamento in centro, il lavoro, i soldi. Eppure oggi dico che la mia malattia è stata la mia grazia, perché mi ha costretto a riportare a galla domande che il vagabondare di quegli anni avevano sopito ma non spento. Così ho cercato risposte nel buddismo e questa esperienza mi ha aiutato soprattutto a staccarmi da quel mondo tutto materiale in cui ero immerso. Un giorno, mentre ero nel tempio buddista assorto in preghiera, alzai gli occhi. Davanti a me stavano delle mele e una pergamena, perché è questo il loro modo di pregare. Fu un lampo, fu un pensiero e mi ritornarono in mente le immagini della Madonna che mia madre teneva in casa. Perché devo stare qui, inginocchiato davanti a delle mele, quando ho in me un’icona della Madonna?
    Tornai a casa, ero depresso e mi chiedevo perché quel Dio che bestemmiavo non potesse benedirmi. Mi aggrappai al rosario, iniziando a recitare preghiere di cui non ricordavo nemmeno le parole. Era un periodo molto confuso, però ero convinto di aver trovato qualcosa in cui poter confidare. Non uscivo mai di casa, se non per andare a Messa. Mi confessai, incominciai a lavorare come commesso, io che fino a poco tempo prima impartivo ordini a due segretarie.

    Va bene gay, ma mica sarai cattolico?
    Un giorno trovai tra le carte di un amico degli appunti su un tale Joseph Nicolosi, uno psicologo cattolico americano celebre per la sua teoria riparativa. In breve: è un percorso psicologico che aiuta a recuperare le relazioni maschili che sono andate perdute. All’inizio mi arrabbiai. È duro accettare la distruzione della propria identità, è difficile smontare la propria intimità. È arduo perdonare gli altri e se stessi. Però ero curioso, ero alla ricerca di una salvezza, anche immeritata. Per me, dopo anni che seguo questo percorso, è stata una grazia. L’aspetto più bello è stato scoprire che, man mano che instauravo rapporti di amicizia con degli uomini, le mie pulsioni omosessuali sparivano. Cioè, man mano che le mie relazioni diventavano vere, sincere, non superficiali, io imparavo a non sentirmi costantemente inferiore agli altri maschi. Ho imparato a non idealizzare gli altri uomini, ho imparato a sdrammatizzare (gli omosessuali non ne sono capaci). Ho ricominciato a dormire di notte, letteralmente. La prima volta che mi sono ritrovato a fare delle allusioni pesanti su una collega è stata per me una situazione incredibile, assurda, gioiosa. Ho chiesto appuntamento a una ragazza. Siamo usciti e lei ha subito messo in chiaro che era a favore della pillola abortiva. Io le ho detto delle mie esperienze omosessuali, ma questo non l’ha affatto sconvolta. Quando però ho aggiunto che ero cattolico, e quindi contrario alla pillola, mi ha mollato.

    La schiavitù dei sorrisetti
    Ma come? – dicevo nelle mie preghiere – dopo tutto il cammino che mi hai fatto fare, ora mi deludi così? Durante un pellegrinaggio a Medjugorje conobbi Teresa. Diventammo amici. Mi divertivo con lei, mi piaceva, ci siamo fidanzati. Non sapevo come... insomma, alla fine gliel’ho detto. Quel che mi ha risposto dice tutto di lei: “Luca, quel che sei stato non è più. Importa quel che sei ora”. Dopo un anno di fidanzamento ci siamo sposati. Oggi siamo alla guida del Gruppo Lot: aiutiamo gli omosessuali a rifiorire. Non siamo psicologi, non è il nostro lavoro. Per quel che è stata la mia esperienza posso dire solo che il lavoro psicologico e questi gruppi di preghiera hanno avuto per me pari importanza. Ma sono due binari paralleli, possono non intersecarsi. Vivo in affitto, non ho più le belle automobili di un tempo, non mi interessa farmi pubblicità. Chiedo solo di poter affermare quello che credo. Io stesso ne sono la prova vivente. Il problema dell’omosessualità non riguarda il sesso, riguarda la propria umanità. Ero schiavo dei sorrisetti e delle mistificazioni. Oggi sono un uomo vero, un uomo libero».

     

    da “tempi.it” 20 gennaio 2009.

    March 30

    IHS e HIV

    “IHS: quante volte ho letto questo acronimo sulle tovaglie delle chiese o
    sulle ostie; forse un po' oscuro: qualche pia donna di parrocchia di
    campagna ha talvolta cucito al contrario il pizzo sulla tovaglia trovando
    più plausibile un SHI che un IHS. Originariamente, dal greco, stava per il
    nome di Gesù; in latino significa
    Iesus Hominum Salvator: Gesù, il Salvatore degli uomini.

    HIV: ben più terribile acronimo; sta per Human Immunodeficiency Virus,
    virus dell'immunodeficienza umana, il terribile virus che porta l'AIDS. Lo
    conosciamo bene.

    Nei giorni scorsi è sembrato che quasi  ci fosse una sovrapposizione - e
    non una contrapposizione - tra i due acronimi: nel caos urlato dei media è
    sembrato che seguire Gesù fosse  diffondere l'HIV. Fa anche rima! In realtà
    è esattamente il contrario, ma non si può dire. Gesù, il Salvatore, salva
    anche dall'AIDS chi gli dà retta. E il nostro povero Papa, il Santo (è
    proprio il caso di dirlo) Padre Benedetto XVI si è trovato sulla croce
    perché ha detto ciò che non bisogna dire. Anche se è vero. Benedetto mondo!
    A chi stiamo andando dietro?

    Devo confessare che in questi giorni ho un po' assecondato il mio istinto
    politicamente scorretto, provocando a man bassa su questo tema. E i
    risultati sono stati interessanti anche tra noi cattolici, che brilliamo
    per essere pesantemente asserviti, come somari, ai dogmi della cultura di
    oggi, ben meno sensati (ma difesi con ben più veemenza) dei cari vecchi
    dogmi della Chiesa Cattolica. Mi sono divertito a fare qualche "sparata" e
    domanda, tipo: "Certo che il Papa fa proprio di tutto per andarsi a
    infilare nei pasticci, ma quando imparerà a stare zitto? Questa storia dei
    preservativi è terribile. Ma. [e qui inizia il contrattacco.] Qualcuno sa
    quanto è l'indice Pearl di un preservativo? (Silenzio) Qualcuno sa cos'è
    l'indice Pearl? (Silenzio) Beh, l'indice Pearl serve a dare una valutazione
    per i metodi contraccettivi: ci dice, su cento coppie che usano per un anno
    intero per i loro rapporti sessuali un determinato tipo di contraccettivo,
    quante donne rimangono incinte. Allora, lo volete sapere l'indice Pearl di
    un preservativo? È tra 6 e 12". Poi ho scoperto che viene per lo più
    indicato tra 10 e 14. Ciò significa che su cento donne che per un anno
    hanno rapporti con il preservativo mediamente una dozzina di esse rimangono
    incinte. È una percentuale agghiacciante che demolisce il mito della
    sicurezza del preservativo. Noi preti lo sappiamo senza bisogno dell'indice
    Pearl: riceviamo le confessioni sacramentali.
    E quale può essere la
    sicurezza del preservativo nel caso del virus HIV, 450 volte più piccolo
    dello spermatozoo?
    La domanda sorge soprattutto quando consideriamo che
    quando il preservativo fallisce non è mica detto che la donna sia fertile!
    (Se il preservativo fallisce in un momento non fertile il fallimento non
    viene registrato dall'indice Pearl che misura solo le gravidanze). L'HIV
    non ha bisogno dell'ovulo da fecondare: può farne a meno.

    A questo punto si possono fare tante altre considerazioni. Ne aggiungo solo
    una, telegrafica. È solo una citazione di una riflessione del Card. Alfonso
    López Trujillo, allora Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia,
    risalente al 2003 sul tema "I valori della famiglia e il cosiddetto sesso
    sicuro":

    "In Tailandia e nelle Filippine, i primi casi di HIV/AIDS vennero riportati
    nel 1984; fino al 1987, la Tailandia ebbe 112 casi, mentre le Filippine ne
    ebbero di più, 135 casi. Oggi, nell'anno 2003, ci sono circa 750.000 casi
    in Tailandia, dove ha avuto relativamente grande successo il «100% Condom
    Use Program». Invece, ci sono solo 1.935 casi nelle Filippine - e questo,
    considerando che la popolazione delle Filippine è di circa il 30% più
    numerosa che quella della Tailandia! I tassi relativamente bassi di uso del
    condom da parte della popolazione in generale, e la incrollabile
    opposizione della Chiesa e di un buon numero di leaders governativi contro
    il programma del condom e la promiscuità sessuale, sono fatti ben
    conosciuti nelle Filippine".

    Beh, forse questi dati cambiano un po' i punti di vista e mi auguro che
    possano servirvi ad avere voglia di una VERA informazione. Qui sotto c'è il
    link:

    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/family/documents/rc_pc_family_doc_20031201_family-values-safe-sex-trujillo_it.html

    In ogni caso fareste bene a tenere un po' d'occhio il sito vaticano, sui
    temi sensibili: merita. E poi è una fonte su quello che dice il Papa.
    Oggettiva. Non come i giornali e le TV.

    Buona informazione!
    Don Guido”

     

    Dalla newsletter dei giovani della Diocesi di Genova.

    March 29

    Nichilismo

    "Ciò che mi pare senza avvenire è la "cultura del niente", della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità."

    (Cardinale Giacomo Biffi)

    March 24

    Viaggio

    Avanti,

    corro,

    veloce aumenta

    una forza mi si oppone

    mi tira indietro

    ma vado avanti

    tanti spazi mi lasciano,

    cambiano,

    città

    foreste montagne

    continuo a correre

    ma mi devo fermare

    mi sono persa

    non so più chi cerco

    dove andare,

    il sole tramonta

    scende, mi fermo

    capisco chi sono

    mi sveglio ed ecco

    il sole è ancora lì

    pronto a un nuovo viaggio,

    a una nuova vita.

     

    Questa poesia, che ho scritto nel febbraio del 2004 mi è tornata in mente adesso.. Devo ammettere che non è niente di che, ma è una delle prime che ho scritto, quando da quindicenne alle prime armi mi dilettavo così..

    E mi è tornata in mente per introdurre il mio viaggio a Parigi.

    Qualche ora dopo la “preghiera” che avevo fatto due interventi fa: “Signore, portami lontano”, mi è stato chiesto di partire per Parigi, da sola.. Direi che è sufficientemente lontano! ^^ E bene, è stata senz’altro una bella esperienza, che mi ha fatta crescere e responsabilizzare molto.. Perchè comunque molte persone non sarebbero partite così, con un preavviso di dieci giorni, da soli in un altro paese, in una città di oltre 11 milioni di abitanti (considerando che Firenze di abitanti ne ha appena 500mila!) senza conoscere assolutamente nessuno…e forse non l’avrei fatto nemmeno io, se non avessi avuto la certezza che fosse tutto legato a quella mia preghiera dell’11 marzo! E’ andato tutto benissimo, mai niente che non tornasse, e anche quello che non tornava è stato serenamente superato…come le turbolenze in aereo, le signore scorbutiche dell’ufficio informazioni di Orly, le migliaia di macchine grigie quando dovevo riconoscerne una sconosciuta…eppure l’elenco si è già esaurito!

    Beh, che dire…amo Parigi, amo la Francia..e tornare alla normalità non è mai facile..eppure ci proviamo con una marcia in più!

    March 14

    Praise You in This Storm – Casting Crowns

    I was sure by now,God, that You would have reached down
    and wiped our tears away,
    stepped in and saved the day.
    But once again, I say amen
    and it's still raining
    as the thunder rolls
    I barely hear You whisper through the rain,
    "I'm with you"
    and as Your mercy falls
    I raise my hands and praise
    the God who gives and takes away.
    Chorus:
    And I'll praise you in this storm
    and I will lift my hands
    for You are who You are
    no matter where I am
    and every tear I've cried
    You hold in your hand
    You never left my side
    and though my heart is torn
    I will praise You in this storm
    I remember when I stumbled in the wind
    You heard my cry to You
    and raised me up again
    my strength is almost gone how can I carry on
    if I can't find You
    and as the thunder rolls
    I barely hear You whisper through the rain
    "I'm with you"
    and as Your mercy falls
    I raise my hands and praise
    the God who gives and takes away
    Chorus
    I lift my eyes onto the hills
    where does my help come from?
    My help comes from the Lord, the maker of heaven and earth
    I lift my eyes onto the hills
    where does my help come from?
    My help comes from the Lord, the maker of heaven and earth
    Chorus

    varie 007

    March 11

    .

    Questa notte ho fatto un sognoorme,
    ho sognato che ho camminato sulla sabbia
    accompagnato dal Signore
    e sullo schermo della notte erano proiettati
    tutti i giorni della mia vita.

    Ho guardato indietro e ho visto che
    ad ogni giorno della mia vita,
    apparivano due orme sulla sabbia:
    una mia e una del Signore.
    Così sono andato avanti, finché
    tutti i miei giorni si esaurirono.

    Allora mi fermai guardando indietro,
    notando che in certi punti
    c'era solo un'orma...
    Questi posti coincidevano con i giorni
    più difficili della mia vita;
    i giorni di maggior angustia,
    di maggiore paura e di maggior dolore.

    Ho domandato, allora:
    "Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
    in tutti i giorni della mia vita,
    ed io ho accettato di vivere con te,
    perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
    più difficili?".

    Ed il Signore rispose:
    "Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
    con te e che non ti avrei lasciato solo
    neppure per un attimo:
    i giorni in cui tu hai visto solo un'orma
    sulla sabbia,
    sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".

     

    SIGNORE, PORTAMI LONTANO…

    March 09

    Proverbio cinese

    “LA PORTA MEGLIO CHIUSA è QUELLA LASCIATA APERTA”

    Questo proverbio era scritto sul calendario che mi ha regalato l’Eli per Natale…nel mese di gennaio, e io da allora continuavo a chiedermi che cavolo di applicazione pratica potesse avere un proverbio del genere e mi dicevo: “sempre i soliti cinesi”…poi alla fine, la sua applicazione, di quel proverbio, che è stata l’unica frase che mi è rimasta dentro, da rimuginare di tutte quelle sul retro del foglietto colorato fino ad oggi, l’ho trovata io! Ed è molto concreta, a differenza di quelle che mi ero data prima, o quelle che mi sono sentita dare… Quando fai un errore, che riguarda anche altre persone, spesso non dai spiegazioni, spesso lasci una porta aperta…non è nel mio stile, ma mi è capitato che mi venisse offerto un comportamento del genere, beh..a distanza di tempo “Fiori... che nascono dai rovi qui fuori cicatrizzano...gli errori miei” (Laura Pausini) anche se tale porta è rimasta aperta, e fa corrente, e dà fastidio, impedisce la tua privacy…ha i cardini arrugginiti e per chiuderla vanno tolti tutti gli attriti che impediscono di girare, di spolverare il tutto e di renderla nuova, per poi tenerla chiusa e scombinare tutti gli equilibri che si erano creati da quell’insolita porta aperta..

    Ok, se mi capiterà l’occasione la chiuderemo, ma non sarò io a cercare il momento, come facevo in passato..

    Aaaah…ieri ho parlato un ora e passa con il mio socio…che bello! :) mi mancava troppo..ero arrivata al punto di mettermi a piangere! :S ad ogni modo.. in unione più che con lui…non sono con nessun altro…meraviglie dello Spirito!

    Per il resto, prosegue il periodo di crisi 3 prove intermedie e un esame (tra i più pesanti di tutto il corso!) da qua ad aprile…e sono in alto mare, per fortuna che c’è chi mi sostiene…Sì..la mia primavera in anticipo…e come dice la Fede, con la primavera se sono rose…fioriranno!

    Primavera in Anticipo (It Is My Song) – Laura Pausini ft. James Blunt

    Per scontato non do 
    niente di quel che ho
    neanche un minimo brivido, ora no

    It's the air that I breathe
    It's my fall at your feet
    It is my song
    I sing when you are gone fiori

    Confesso... sei la causa mia primaria
    adesso in me
    di tutto il buono che c'è

    Ah-a-a-a lo so
    sei la primavera in anticipo
    ah-a-a-a la prova che
    dimostra quale effetto hai su di me
    perché...

    All my hopes and my fears (my hopes and fears)
    in this moment are clear
    you are the one (the one)
    my moon my star my sun

    Per questo nei polmoni cambia l'aria
    del resto sei... sei
    sei tutto il buono che c'è

    Ahahah lo so
    questa primavera in anticipo
    ahahah l'esempio che
    dimostra quanto effetto hai su me

    Fiori... che nascono dai rovi ah-a (ah-a)
    qui fuori cicatrizzano... gli errori miei
    ah-a-a-a ah-a-a-a
    ah-a-a-a

    Sei tu senz'alcun dubbio l'artefice
    di questa primavera che c'è
    in me... in me
    qui fuori
    ah-a-a-a... ah
    nell'autoscatto di noi

    March 08

    interrogativo

    Ponendomi una domandona da 2 e mezza di notte vi auguro la buonanotte:

    ESISTE L’AMICIZIA PERFETTA?

    è un’ora che la cerco, ma ancora la risposta non l’ho trovata…tutte idee contrastanti su amicizia, perfezione, reciprocità, gratuità, un po’ come nei rapporti di vicinato…ma l’amicizia è un semplice rapporto?

    de chirico             NO! NON SONO UN MANICHINO!

    Manichini -  Renato Zero

    Chi ti muove i fili, 
    E’ Dio o satana ?!
    Chi ti muove i fili, è maschio, o femmina ?!
    Chi ti prega, chi ti odia, chi ti aspetterà…
    Qualcuno, o qualche cosa, i fili certo, muoverà!
    Manichini,
    senza volto, senza età…
    Fili sottili uniti, per fatalità…
    Un destino uguale, una stessa verità!
    Il manichino ha un’anima,
    e forse, non lo sa!
    E’ troppo presto, per andare…
    Troppo presto, per capire…
    Troppo presto, per morire…
    Perché, presto, non si sa!
    Quando la ragione,
    che i tuoi fili muoverà,
    E’soltanto, il tempo…
    E troppo presto, arriverà!
    Chi ti muove i fili,
    È un padre ubriaco, da far pietà!
    Son pochi i fili,
    Che muove tua madre,
    Che troppi figli, ha!
    Il progresso gioca,
    Contro la tua ingenuità!
    Ma c’è la tua coscienza,
    E prima o poi, la spunterà!
    Manichini,
    Senza volto, senza età!
    Manichini,
    Nelle mani, di chi è manichino, già!
    Manichini,
    In vecchie facce!
    Manichini, noi!
    Manichini,
    Saremo sempre, fino a quando lo vorrai!
    Il manichino, si lascia andare…
    S’abbandona, al tuo volere…
    Il manichino, spera sempre,
    Che la sua sorte, cambierà…
    E’ un fedele amico,
    Fino a quando scoprirà,
    Che può andare solo…
    I primi passi, muoverà!
    Quando ai manichini,
    Un significato, dai!
    Fra quei manichini,
    Tu, non resterai…
    I manichini, crescono,
    Ma in loro, crescerà…
    Nella pelle di un uomo…
    Come si sta!!!
    Andiamocene, noi due!
    Quando ai manichini un significato dai,
    Fra quei manichini tu non resterai…
    I manichini crescono ma in loro resterà
    La voglia di provare nella pelle di un uomo come si sta’!?!?
    Manichini, manichini ah! Ah!
    Manichini, manichini ah!

    March 02

    Paray 21-22 Febbraio 2009

    Anche quest’inverno abbiamo fatto tappa a Paray..beh, condividerò semplicemente alcune frasi che mi hanno colpita più a fondo (anche perchè non ho appunti per ovvi motivi!)…sia frasi “dello Spirito”…

    • I beni materiali, se li dai: li perdi. I beni intellettuali, se li dai: non perdi nulla. I beni pirituali, se li dai: li aumenti!
    • Amore non è solo sentimenti, ma è anche una decisione.
    • Bisogna aprire TUTTE le porte del cuore, non solo la porta dell’ingresso, Gesù deve entrare in tutte le stanze del nostro cuore. Solo Lui è la porta verso la Trinità.

    …che frasi “di spirito”!!!

    • in Autogrill: Bambino al nonno: “sai, un mio amico dice che i delfini non sono mammiferi…” Luigi:”..eh…i’tu’amico sbaglia!”
    • Maria: “Oh! Mi chiama Tizio, che fo, rispondo?” Luigi: “Ma no, riattaccagli n’i’viso!”
    • Dai baci perugina: 1) “Un amico saggio evita tante pene”. 2) Il Bacio è segno di futuro diletto, e par che dica anch’egli: io ti prometto” 3) <visto che non ‘è limite al peggio..> “Come ti vidi m’innamorai. E tu sorridi perchè lo sai.”
    • Maria: “che fiume è questo?” Luigi: “La Saone, c’è scritto grande come una’asa!!”
    • “Marpione lo faresti XXXXXXrione?”
    • “”Lui “non piange, sono le lacrime che piangono “lui””. Da qui il corollario che “lui” è come Chuck Norris!
    • “Questo sì che è un fotomontaggio…guarda che tett…!”
    • “E un tucci garbi miha, sai, ciccio?!”
    • “Mi è andata di traverso la risata”
    • “Ma con Pilippo o Chachap?”
    • Maria: “scusi, potrei avere una fettina di limone?” Barista: “no, li ho finiti…” <E accanto una monagna di limoni…mumble…>